L’Histoire dello Champagne e di Charles Heidsieck

P: La storia dello Champagne è ricca di fatti e avvenimenti curiosi, a tratti drammatici; sicuramente non ci si è mai particolarmente annoiati.

Tutto cominciò nel 1668, fino ad allora, la regione della Champagne produceva esclusivamente vini fermi, non particolarmente pregiati, anzi, pieni di difetti. In quel anno all’Abbazia di Hautvillers arrivò un celliere molto bravo, dotato, Pierre Pérignon, monaco benedettino che si propose di togliere la maledizione che contraddistingueva i vini di quella regione: alla prima luna di marzo cominciavano a fermentare e diventavano frizzanti. Trascorse la sua esistenza studiando e provando metodi diversi che potessero eliminare le bollicine. In realtà, questi suoi tentativi non furono affatto un male per lo Champagne, poichè divennero le basi della moderna tecnologia.
Inoltre, Pérignon fu il primo a credere e capire che l’uva era davvero importante, curava le date di vendemmia, le rese, le potature e, contrariamente alle abitudini dell’epoca, non voleva assolutamente usare la chimica!
Sfruttò una delle peculiarità dei vigneti della Champagne,  ognuno di loro è diverso dall’altro; cominciò quindi a pensare che i difetti di un vino potessero essere compensati dai pregi di un altro, ed iniziò così ad unire i grappoli di vigne diverse, pigiandoli insieme. Raggiunse diversi risultati, come il vinificare in bianco il Pinot nero, ma non riuscì mai ad eliminare le bollicine.

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Contemporaneamente, visto che nacque e morì negli stessi anni di Pérignon, entrò in scena un altro attore determinante, Luigi XIV, il Re Sole. Le incoronazioni dei Re erano celebrate nella cattedrale di Reims e lauti banchetti erano il naturale proseguimento delle cerimonie; Luigi XIV, amante dei vini del luogo, rigorosamente fermi, divenne così il miglior testimonial dell’epoca per la regione. Decise di aiutare Reims con nuovi vigneti presi da sue proprietà e con nuove strade che collegassero meglio Reims a Parigi, per trasportare più facilmente il vino. In Champagne, a quel tempo, vi erano più pecore al pascolo che vigneti, ma la cosa curiosa è che due personaggi decisivi per la storia di questo vino, non avevano la benchè minima voglia di trovare le bollicine nel bicchiere.

Alla scomparsa del Re Sole, una serie di tragiche circostanze portò al trono suo nipote Filippo d’Orleans, Luigi XV. Amante estremo della bella vita e delle bollicine che divennero le protagoniste assolute di tutti i suoi festini. Le Maison però erano ancora davvero poche, le bollicine rappresentavano solamente il 2% della produzione dei vini di tutta la regione. Non vi era un vero e proprio metodo, anzi, spesso e volentieri le bollicine erano il frutto di purissime casualità, così, alla scomparsa di Pérignon, la chimica tornò di moda per riuscire a farle saltare fuori. Qualcuno utilizzò il succo di Mela, qualcun altro il miele e lo zucchero di canna, i più arditi arrivarono a usare lo sterco di Piccione…
Altro problemino, le bottiglie a quel tempo erano di vetro soffiato e non era poi così raro che scoppiassero. Infatti Moët, la prima Maison a dedicarsi esclusivamente allo Champagne, aveva una media del 70% circa di bottiglie scoppiate in cantina. Fu poi grazie agli inglesi che comparvero le bottiglie di vetro pesante, il tappo di sughero, invece, arrivò con le importazioni di Portoghesi e Spagnoli.

Con l’avvento della Rivoluzione francese il mercato dello Champagne crollò. Era un prodotto associato alla figura dei nobili, una bottiglia costava l’equivalente di quattro giorni di uno stipendio medio.

(Parmigiana con melanzane e zucchine, poco pomodoro abbinato a Charles Heidsieck Brut Millésime 2000)
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La ripresa ci fu grazie a Napoleone che, nonostante fosse astemio, fu uno sponsor eccezionale dello Champagne . Nelle sue campagne di conquista non faceva mai mancare le bottiglie del suo amico Jean-Rémy Moët. Quando nel 1810 si scoprì che l’effervescenza era dovuta allo zucchero, Napoleone incaricò il suo Ministro dell’Agricoltura di trovare un sistema per estrarre lo zucchero dalla barbabietola, ed evitare che venisse importato a costi altissimi dai Caraibi.
La sua campagna in Russia, disastrosa e drammatica per molti aspetti, non fu invece così dannosa per lo Champagne. Il figlio di Florens-Louis Heidsieck (fondatore della Heidsieck & Co nel 1785), si lanciò all’avventura al seguito dell’esercito per promuovere il suo prodotto. Dapprima tra le fila dei soldati di Napoleone, poi, visti gli sviluppi della battaglia, al cospetto dello Zar. La ritirata in patria dei 30.000 francesi reduci, a fronte dei 400.000 soldati partiti, portò Russi, Prussiani e Austriaci a “conoscere” Reims che, da quel momento, si trasformò in una sorta di “Autogrill” di tutti gli eserciti. I soldati nemici entrarono nelle cantine di Moët e in pochi giorni si scolarono qualcosa come 600.000 bottiglie. Tornati a casa, i Russi cominciarono a parlare dello Champagne e a interessarsi a come averne dell’altro. Le Maison, nell’arco di una sessantina d’anni, ovvero da Napoleone I a Napoleone III, si moltiplicarono e passarono da 10 a 300. Non esistevano regole ferree, anzi, comparvero pure prepotentemente i cacciatori di nomi. Le Maision conosciute erano poche, i più furbi si misero quindi alla ricerca di persone che avessero lo stesso cognome delle Maison più rinomate, in modo da poter aprire una Maison con lo stesso nome contraffatto. Il primo fu l’ex cantiniere di Ruinart, conosceva un amico di nome Pierre Ruinart, e, senza dargli troppe spiegazioni, lo convinse ad aprire la Maison Pierre Ruinart. Questo malcostume sbarcò anche oltreoceano, nello stato di New York fu addirittura creato un ufficio postale di nome Reims. Alcuni Americani poi in visita in Francia trovarono una vedova Pommery, la portarono in America e fondarono così la Maison Veuve Pommery di Reims dello stato di New York…

(Rosti con patate, fontina e tartufo abbinato a Charles Heidsieck Blanc de Millénaires 1995)
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Ma le disgrazie per l’amato Champagne non erano certe finite, prima Otto von Bismarck con la guerra franco-prussiana e la fillossera che distrusse tutti i vigneti, poi i fortissimi contrasti tra la Marna e l’Haube (due dipartimenti della regione Champagne), per l’autenticità delle uve di Champagne e la successiva supremazia qualitativa delle uve di una o dell’altra certificate dal Governo, furono durissimi colpi per lo Champagne, quasi mortali; non solo, nel 1914 scoppiò la prima Guerra Mondiale e Reims fu teatro di 1051 giorni di bombardamenti. Nessuno di questi avvenimenti però segnò la fine dello Champagne e del suo popolo: la tenacia e l’orgoglio degli abitanti di questa terra non fece mai saltare una vendemmia, nemmeno quella del 1914 portata avanti tra numerosissimi morti. Altro momento decisivo fu poi la crisi economica del 1929 che convinse definitivamente i Francesi sia a bere Champagne per orgoglio nazionale sia, un po’ per costrizione, in modo da sfruttare meglio il mercato interno. Oggi 180 dei 330 milioni di bottiglie prodotte vengono consumate internamente.

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In tutto groviglio di peripezie e disavventure si intreccia la storia della Maison Charles Heidsick che fu fondata nel 1851. Il mercato europeo era praticamente saturo così Charles Heidsieck decise di partire per l’America alla ricerca di nuovi clienti, un pioniere, il primo moderno venditore di champagne. Personaggio piacente, tombeur de femmes, bravissimo a sparare e con una collezione di fucili invidiabile; al quarto viaggio nel nuovo continente Charles venne accolto come se fosse un vero e proprio Capo di Stato. In poco tempo diventò famoso e ad essere oggetto di notizia dei giornali. La fortuna però sembrò voltargli le spalle nel 1861 quando, a causa della guerra di secessione, fu arrestato a New Orleans per aver offerto i suoi vini ai sudisti. Dopo quattro mesi di carcere tornò in Francia ma l’azienda non navigava più in buone acque e la situazione economica era davvero disastrosa. Fu solo nel 1976, e successivamente nel 1985 con la vendita dell’azienda al gruppo Rémy-Martin, che la Maison tornò a splendere grazie ai nuovi investimenti che portarono, grazie all’enologo Daniel Thibault, a produrre uno champagne di grande qualità. Da quel momento la Maison Charles Heidseick usa soltanto la prima pigiatura per la vinificazione e con trattamenti esclusivamente naturali e ha creato un proprio stile, lo stile Charles che potrebbe essere definito…goloso.

 

Charles Heidsieck è distribuito in Italia da Philarmonica spa – http://www.philarmonica.it

 

Note:

Il metodo Champenoise è identico al metodo classico, i vini vengono messi in cantina e sono vinificati separatamente. A febbraio vengono assemblati e imbottigliati con l’aggiunta di zucchero e lieviti, questi ultimi cominciano a mangiare lo zucchero e producono alcool e anidride carbonica. Dopo circa 6 mesi, una volta che hanno terminato il processo, i lieviti mangiano se stessi (autolisi). Con il passare degli anni donano profumi, sapori, ricchezza e struttura allo champagne, dopo una fase di riposo si passa al remuage dove le bottiglie vengono disposte e capovolte in apposite rastrelliere (pupitre) in modo che i depositi fecciosi, originatisi dalla fermentazione, si raccolgano nel collo e si procede al degorgement. Il vino contenuto nel collo viene congelato per essere facilmente eliminato stappando rapidamente la bottiglia. Questa viene rabboccata con altro champagne invecchiato mischiato a zucchero di canna (è la ricetta segreta di ogni Maison) che permette di dare al contenuto il gusto desiderato (dosaggio) e si procede quindi alla definitiva tappatura.

 

Champagne in degustazione:

Brut Réserve frutto dell’assemblaggio di vini d’annata per il 60% (⅓ Chardonnay, ⅓ Pinot Noir e ⅓ Pinot Meunier) e per il 40% di vini di riserva (Chardonnay e Pinot in egual misura). I vini provengono da 60 cru, sono vini di riserva che hanno almeno 10 anni accuratamente selezionati dallo Chef de Caves. Caratteristiche: molto profumato, morbido e persistente al palato.

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Brut Millésime 2000 è stato l’ultimo millesimato prodotto. Sboccatura 2012, sui lieviti dal marzo 2001 fino al gennaio/febbraio 2012 per poi passare un paio di anni in bottiglia.
Caratteristiche: precisione e intensità toccando tutte le papille gustative della bocca; minerale sulla lingua con un fondo di acidità, morbido e dolce al centro della bocca.

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Blanc de Millénaires 1995 è un omaggio agli anni passati, ai guai che sono successi. E’ un ricordo di Charles Heidsieck alla storia dello Champagne. E’ un Blanc de Blancs fatto solo con 5 cru, 4 grand cru e un premier cru. E’ stato prodotto solamente solo 4 volte, nel 1983, nel 1985, nel 1990 e nel 1995.

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Champagne Charlie 1985, la prima creazione di Daniel Thibault, degorgiato nel 1999, 15 anni in bottiglia, 14 anni sui lieviti. Annata caratterizzata dalla grande gelata che ha portato ad avere pochissima uva ma di altissima qualità.

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