Al Pont de Ferr, un’osteria…stellata

G: Devo ammettere che scrivere un post su un locale tanto celebrato della mia città mi ha messo un po’ in difficoltà. Infatti, si rischia di essere ridondanti nel descrivere pregi e difetti (pochi) che già in molti riportano simili, se non identici, in rete. Tuttavia, vi è ancora gente (poca) che non conosce una meta di enogastronomia di Milano, a mio parere imperdibile: Al Pont de Ferr.

Il ristorante è situato in Ripa di Porta Ticinese, sulla sponda del Naviglio Grande, proprio a due passi dal ponte…di ferro. Il nome del locale, in realtà, è sottotitolato “osteria con cucina”, descrizione che svela l’intenzione della storica proprietaria Maida Mercuri di mantenere un ambiente semplice, una cucina tradizionale e sposare queste due caratteristiche con la creatività di un giovane chef: Matias Perdomo, portando così l’osteria a diventare moderna. Tale modernità ha fatto guadagnare all’osteria una stella Michelin nel 2012. Ho scelto il giorno del mio compleanno per regalarmi questa nuova esperienza e ne sono uscito stupito e soddisfatto, con la voglia di ritornare. Una volta entrato, rilevo quello che per molti è il difetto principale del locale, ovverosia la disposizione dei tavoli e la vicinanza tra gli stessi, in quanto non si addice ad un ristorante stellato. In effetti, i tavoli sono vicini tra loro, tuttavia, chi critica tanto, dovrebbe ricordarsi che il locale è un’osteria da 110 anni e che negli ultimi 25 anni di gestione, la signora Mercuri ha voluto mantenere appositamente questo tipo di atmosfera, evidenziata anche dalle tovagliette di carta. A tal proposito voglio ricordare che le stelle Michelin vengono conferite ad un locale, principalmente per la cucina, mentre tutti gli altri sono fattori contingenti. Pertanto, ritengo che l’impostazione in stile osteria probabilmente potrà rendere più difficile il conferimento di una seconda stella (locali con un listino e una clientela troppo distanti dall’osteria) ma non può certo delegittimare la prima. Infatti, una volta seduti, la modernità si sposa con la tradizione, venendo accolti da un servizio estremamente cortese ma informale, mai ingessato. Le simpatiche battute dei ragazzi in sala si sentono pronunciare anche in un inglese impeccabile agli ospiti stranieri.

Menù

Il cameriere che serve il mio tavolo inizia a descriverci l’impostazione del menù, composto dalla carta e da 5 menù degustazione (uno detto della tradizione e gli altri legati ai 4 elementi, terra, aria, fuoco e acqua). Da amante della tradizione, non potevo che scegliere il menù dedicato, abbinandolo a una bottiglia di Pinot Nero, perfetta accoppiata consigliata dal cameriere, così è iniziata l’esperienza. Da subito si capisce che a Matias piace giocare, ingannare, stupire.

Vino

Infatti, dopo aver ammirato il ricco cestino del pane rigorosamente fatto in casa (sei diversi tipi, compresi mini croissant da urlo), ci vengono serviti gli stuzzichini: carasau fritto punteggiato di polvere di cacao e paprika, nidi di pasta con foie gras e lampone, una mousse di yogurt con olive di Gaeta e due bonbon sferici ripieni di Campari e arancio (da non mordere! Ci dice il cameriere per evitare l’esplosione sulla camicia, che invece deve avvenire in bocca). Il contrasto di consistenze e di sapori aprono la mente per accogliere l’antipasto: la Cipolla rossa di Tropea di zucchero soffiato ripiena di formaggio di capra fresco e cipolla caramellata. Che dire, quasi dispiaceva romperla quella cipolla di zucchero, una finta cipolla che sapeva di cipolla caramellata, insomma, un’illusione ottica con un gusto tradizionale (per me il miglior piatto).

Cestino di pane

 

(Carasau fritto punteggiato di polvere di cacao e paprika, nidi di pasta con foie gras e lampone)

carasau fritto punteggiato di polvere di cacao e paprika, nidi di pasta con foie gras e lampone

 

(Mousse di yogurt con olive di Gaeta e bonbon sferici ripieni di Campari e arancio)

una mousse di yogurt con olive di Gaeta e due bonbon sferici ripieni di Campari e arancio

 

(Cipolla rossa di Tropea di zucchero soffiato, ripiena di formaggio di capra fresco e cipolla caramellata)

la Cipolla rossa di Tropea di zucchero soffiato ripiena di formaggio di capra fresco e cipolla caramellata

A seguire, ci viene portato e, come sempre, spiegato il secondo antipasto: Sushi di manzo con foie gras, erbette e salsa bernese. In questo caso, lo stupore è stato minore, in quanto il piatto è molto simile a quello provato al Devero un paio di settimane prima, davvero buono, la carne sottilissima con fiocchi di foie gras fatto in casa e la salsa, grande gusto ed equilibrio. Abbiamo quindi proseguito con Tortelli di erbette di campo, burrata e consommé di terra. Questo è stato il piatto che meno mi ha entusiasmato, nonostante la pasta freschissima, il ripieno delicato e il formaggio di ottima qualità, quel brodino buttato lì non mi ha convinto.

(Sushi di manzo con foie gras, erbette e salsa bernese)

Sushi di manzo con foie gras, erbette e salsa bernese

 

(Tortelli di erbette di campo, burrata e consommé di terra)

Tortelli di erbette di campo, burrata e consommé di terra

Il viaggio emozionale è continuato con la Pluma di maiale iberico lasciata rosata, servita con crema di burrata e ricci di mare sardi. Innanzitutto ho scoperto che la pluma è il c.d. coppino del maiale e l’apparente azzardato abbinamento è una delle cose migliori che abbia mai mangiato, grande scoperta! Ed ecco infine giungere il dessert, anch’esso spettacolare nella presentazione, Sigaro di cioccolata ripieno di mousse di cioccolato al tabacco (Montecristo) con gelato al Rhum. In abbinamento con il sigaro, presentato in un posacenere, c’era anche un bicchiere all’interno del quale si trovava il fumo del montecristo, da annusare tramite un foro nella pellicola che lo sigillava. Sembrerebbe una banalità abbinare sigaro e rhum, ma far provare la medesima sensazione di gusto con un dessert è veramente geniale.

(Pluma di maiale iberico lasciata rosata, servita con crema di burrata e ricci di mare sardi)

Pluma di maiale iberico lasciata rosata, servita con crema di burrata e ricci di mare sardi 1

Pluma di maiale iberico lasciata rosata, servita con crema di burrata e ricci di mare sardi

 

(Sigaro di cioccolata ripieno di mousse di cioccolato al tabacco Montecristo e gelato al Rhum)

Sigaro di cioccolata ripieno di mousse di cioccolato al tabacco (Montecristo) con gelato al Rhum

Ho evitato di provare il menù Aria (degustazione di libera ispirazione dello chef che dura almeno tre ore) solo perché non avevo tanto tempo a disposizione, un ottimo motivo per tornare!
I prezzi dei menù si trovano sul sito, insieme all’anno di creazione del piatto, comunque, si può spendere da un minimo di 80 euro vini compresi, ad un massimo di…(considerate che la proprietaria e sommelier Maida ha più di 500 etichette in cantina).

Al Pont de Ferr – Osteria con cucina
Ripa di Porta Ticinese 55 – MIlano.
Info: 02 89406277 – pontdeferr@gmail.com
http://www.pontdeferr.it