Ruinart e i nuovi Millesimati: un’emozione

La storia dello Champagne, è assai affascinante, un susseguirsi di colpi di scena, di emozioni come un romanzo che non cade mai nella noia e scrive una nuova pagina ogni giorno.
Nicolas Ruinart fondò la prima Maison de Champagne mai registrata nel 1729, una famiglia dedita inizialmente al mondo dei tessuti, da sempre contraddistinta da uno spiccato spirito innovativo, dal fiuto e dall’intuizione unici; non fu certo un caso la decisione di acquisire le crayères, le cave di gesso utilizzate per la costruzione di Reims, un labirinto sotterraneo che si snodava per circa 8 chilometri e che permetteva di avere le condizioni ideali per la fermentazione, la maturazione e la conservazione, un luogo così unico divenuto poi monumento storico nel 1931.

L’esigenza della qualità come una seconda natura, il coraggio una virtù cardinale: principi e capisaldi scolpiti in chi si adopera quotidianamente ormai da quasi tre secoli con una deliziosa ossessione, lo Chardonnay, un vitigno ribelle e capriccioso, emblema di questo straordinario Champagne. Leggere e interpretare il passato, condurre il presente e porre le fondamenta per il futuro, abilità imprescindibili per uno Chef de Cave, compito che stato è affidato dal 2007 a Frédéric Panaïotis. Lavora minuziosamente con i vini di riserva, il patrimonio insostituibile per preservare il futuro e lo stile della Maison, senza di loro non sarebbe possibile un lavoro di qualità anche nelle annate peggiori, attenzione, qualità e mai quantità. La conoscenza assoluta del terroir gli permette di selezionare diverse tipologie di Chardonnay Grand Cru e Premier Cru per giungere alla morbidezza e alla piacevolezza desiderate, evitando furbizie e scorciatoie zuccherine.

Potenza, eleganza, finezza, originalità e purezza in una lama di luce, chiara e brillante.

I nuovi millesimati Dom Ruinart presentati in Langosteria all’inizio di Marzo raccontano due annate molto diverse tra di loro; un 2006 caratterizzato da un inverno molto freddo e un’estate caldissima, una stagione apparentemente semplice ma dalla vinificazione complessa, e un 2004 con un inverno mite e una primavera piacevole, in generale caldo e asciutto, senza particolari “imprevisti”; raccontano sì, perchè ognuno di loro rivela sulla sua pelle ciò che vissuto.

Entrambi sono vibranti, entusiasmanti, aprono le porte all’emozione di un qualcosa che rende assai felici, viziarsi non è peccato, è volersi bene.

Il Blanc de Blancs 2006 si presenta tenue ed elegante al naso, fresco e fruttato al palato, combinato con note floreali; si esprime in un equilibrio molto delicato che dona una naturale dolcezza accentuata da un dosaggio particolarmente basso. Note agrumate con un’acidità vellutata e rinfrescante sul finale.

Il Rosè 2004 ha riflessi ramati che ammiccano al rosa. Delicatamente aromatico al naso, con note di frutti rossi dolci e molto maturi. Un’impronta nitida e frizzante con una freschezza tagliente sul finale.

Due perle per chi ama sognare ad occhi aperti tra le bollicine.